Il Lazio misura 17.207 km quadrati. La morfologia è principalmente pianeggiante e collinare con circa un quarto della superficie a carattere montuoso, concentrati nella dorsale appenninica fra monti Sibillini (Appennino Marchigiano), Appennino Abruzzese, Monti Reatini, Sabini, Simbruini ed Ernici. Fra le vette ricordiamo il Gorzano (2458 m), il Terminillo (2213 m), il Viglio (2156 m) e i monti della Meta (2241 m). La fascia occidentale preappennininica risulta articolata in due gruppi di origine vulcanica; quelli a nord di Roma, (Volsini, Sabatini e Cimini) e quella a sud (Ausoni, Volsci, Aurunci, Colli Albani). I preappennini degradano in grandi pianure litoranee: Agro Pontino, Agro Romano, Campagna e Maremma laziale.

I corsi d’acqua generalmente scendono dal preappennino al Tirreno ed hanno carattere spiccatamente torrentizio. Ricordiamo il Sacco, il Liri, il Fiora, il Marta, emissario del lago di Bolsena, l’Arrone, emissario del lago di Bracciano, il Sisto e l’Amaseno che drenano le acque della bonifica pontina, e il Garigliano, al confine con la Campania.

Il Lazio è ricco di risorse lacustri fra bacini alpestri (Scandarello), intramontani (Lago Lungo e lago di Ripa Sottile), di origine vulcanica (Bolsena, Bracciano, Albano, Vico e Nemi) e costieri (Fondi, Monaci, Sabaudia e Fogliano).

Il Lazio è anche molto ricco sia di acque sorgive legate a fenomeni strutturali e stratigrafici che di acque termali. Ricordiamo i Bagni di Tivoli (acque bicarbonato-solfato-alcalinoterrose), l’acqua di Fiuggi (oligominerali fredde) e i Bagni di Viterbo (acque calde fra i 60 e i 35 gradi).

Il clima del Lazio è molto vario: la fascia costiera si caratterizza per un clima temperato-mediterraneo, con estesa siccità estiva e precipitazioni medie annue pari a circa 700 mm. Prendendo anche a riferimento quanto riportato su: Sito di Importanza Comunitaria Sito Natura 2000 IT6010027 “Litorale tra Tarquinia e Montalto di Castro”: Life Natura 2006 NAT/IT/000050 Co.Me.Bi.S Azioni urgenti di conservazione per la biodiversità della costa centro-mediterranea (Conservation Measures for Biodiversity of Central-Mediterranean Sea), ci riporta che;  l’inquadramento fitoclimatico è riferito al termotipo mesomediterraneo inferiore e all’ombrotipo subumido inferiore (Blasi 1994).  Aridità da maggio ad agosto con un mese di sub aridità ad aprile. Questo riferimento rispecchia quanto riportato sopra  per tutta la fascia costiera laziale.

La zona preappenninica è generalmente più umida con una media di 1000 mm annui di pioggia; le zone appenniniche si connotano per un clima moderatamente continentale, con estati fresche ed inverni rigidi, con frequenti nevicate ed una media di precipitazioni di circa 1500 mm annui.

Il Lazio è la regione italiana più ricca di fiumi e laghi. Più di 40 sono i laghi del Lazio: un patrimonio idrico d’inestimabile valore.

Di seguito è riportato l’elenco di alcuni corsi d’acqua maggiori che attraversano il territorio del Lazio. L’ordine è stabilito in modo decrescente in base alla lunghezza totale di ciascun fiume, indipendentemente dall’ubicazione geografica della propria foce e dai chilometri percorsi nel territorio regionale.

Per ovvi motivi non abbiamo inserito i numerosi affluenti, i numerosi canali ed i numerosi fossi presenti nel Lazio.

Nota: Il fiume Tevere è in assoluto il secondo dopo il Po per ampiezza come bacino idrografico (17.375 km²).

Di seguito è riportato l’elenco di alcuni laghi maggiori che si trovano sul  territorio del Lazio. L’ordine è stabilito in modo decrescente in base all’ampiezza totale di ciascun lago, indipendentemente dall’ubicazione geografica.

Per ovvi motivi non abbiamo inserito i numerosi laghi minori naturali, i numerosi laghi artificiali e le numerose cave naturali ed artificiali presenti nel Lazio.

L’ISPRA nell’elenco delle zone umide italiane  riporta 73 siti nella Regione Lazio.

Consorzi di Bonifica

Non dimentichiamo inoltre la fitta rete di Canali di Bonifica gestiti direttamente dal Consorzi di Bonifica della Regione Lazio e che sviluppano migliaia di chilometri di rete idrica.

Nel Lazio sono stati definiti dieci Consorzi di bonifica che svolgono un ruolo imprescindibile di salvaguarda e difesa ambientale. Sono Enti di diritto pubblico che, ai fini della salvaguardia e tutela del territorio e delle risorse idriche, progettano, eseguono e mantengono opere pubbliche inerenti la difesa del suolo, la bonifica idraulica e la distribuzione irrigua.

In questo quadro, l’attività di manutenzione che i Consorzi di bonifica svolgono sul territorio è una priorità assoluta, per la sua caratteristica fondamentale: rendere fruibile il territorio da parte dei settori produttivi. Ciò rende la manutenzione, essa stessa una attività produttiva al servizio degli altri settori.

Ci risulta che i consorzi di bonifica laziali  abbiano come sempre ottemperato e quindi mantenuto i livelli di acqua tali da consentire la fruibilità ai settori produttivi e quindi la distribuzione irrigua.

A tal proposito si fa presente che i tanti canali di bonifica ricadenti nella Regione Lazio con la loro acqua perenne e ben gestita, mantengono ed è presente un’alta biodiversità e quindi di importanza fondamentale per tutto l’ecosistema. Le loro acque dolci  ricchissime di biomassa sono una fonte trofica fondamentale per le innumerevoli specie animali, anche le loro sponde ricche di vegetazione igrofila e ripariale tipica delle zone umide ricoprono un ruolo importante per il transito, la sosta e la riproduzione di tante specie animali anche non legate alle zone umide . Infatti sono moltissime le specie di uccelli che frequentano questi ambienti umidi artificiali, ma nelle loro acque troviamo anche pesci, crostacei, anfibi, rettili ed insetti, nonché mammiferi: tanti animali e piante che interagiscono tra loro in questi particolari habitat artificiali e gestiti dall’uomo. Da un recente lavoro in fase di ultimazione di Stefano De Vita (Lista sistematica preliminare degli Uccelli che transitano e sostano nella zona umida Canale dei Pescatori e Canali di Bonifica –Consorzio di Bonifica Tevere ed Agro Romano– nella Provincia di Roma, nonché le specie che interagiscono con le aree rurali e boschive adiacenti – ma anche riferimenti sulle specie ittiche presenti – sugli anfibi e rettili – sui mammiferi), sono circa duecento le specie di uccelli e talune anche rare cui è stata segnalata la presenza, una ventina le specie di mammiferi, un’altra ventina le specie tra anfibi e rettili.

Questi ambienti umidi artificiali anche quest’anno torrido e siccitoso hanno mantenuto tutte le loro caratteristiche ecologiche, acqua sempre presente negli alvei  e non sono stati rilevati problemi alla fauna.

Provincia di Viterbo:

Consorzio di Bonifica della Val di Paglia Superiore
Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca

Provincia di Roma:
Consorzio di Bonifica Tevere ed Agro Romano
Consorzio di Bonifica di Pratica di Mare

Provincia di Latina:
Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino
Consorzio di Bonifica sud Pontino

Provincia di Rieti:
Consorzio della Bonifica Reatina

Provincia di Frosinone:
Consorzio di Bonifica a Sud di Anagni
Consorzio di Bonifica della Conca di Sora
Consorzio di bonifica della Valle del Liri

L’attività dei Consorzi di bonifica in cifre:

Chilometri di corsi d’acqua naturali in manutenzione: Km.10.126
Chilometri di rete artificiale (canali) in manutenzione: Km.3.282
Numero di impianti idrovori: 55 impianti
Superficie irrigata: ettari 81.000

Arriviamo ora agli eventi siccitosi che l’Italia ha affrontato in questi ultimi mesi, tra l’altro eventi che ad oggi si possono dichiarare chiusi per l’arrivo di perturbazioni che hanno portato e porteranno pioggia e temporali.

In questi mesi  si sono susseguiti anche sui media  comunicati e articoli allarmanti sulla fauna ridotta allo stremo delle forze a causa della siccità (quante persone hanno visto e certificato le varie specie animali vagare allo stremo delle forze, quindi trascinandosi cercando un goccio d’acqua per sopravvivere!!!!!?????).

Bisognerebbe ricordare che nel Lazio (e non solo) gennaio e febbraio del 2012 è stato interessato da eccezionali precipitazioni nevose a partire dalle zone pianeggianti e finanche costiere fino alle zone interne, quindi tanta neve che poi disciolta è diventata acqua che ha alimentato falde, fossi, canali, fiumi e laghi. L’estate di questo anno non è stata interessata da piogge, ma questo non ha influito minimamente nella nidificazione ed il successo riproduttivo di molte specie di uccelli, specie sia inserite nel calendario venatorio, ma in particolare anche tantissime specie  protette. Gli animali e gli uccelli sanno da sempre dove e come trovare l’acqua ed hanno le capacità fisiche ed istintive per poter tranquillamente sopperire ad un periodo temporaneo di siccità che non vuol dire canali, fossi, fiumi, stagni, paludi e laghi svuotati totalmente di acqua.

Una piccola considerazione ci viene spontanea riflettendo su alcuni inverni passati: inverni lunghi e siccitosi  preceduti anche da estati torridi con assenza o scarse precipitazioni. Anche in questi casi gli animali hanno affrontato senza problemi queste fasi climatiche, tra l’altro tipiche di un’area mediterranea. I problemi per gli animali in genere, si pongono quando le estreme condizioni climatiche avverse e sfavorevoli tipo: caldo torrido ed assenza di precipitazioni, forti precipitazioni, forti nevicate, freddo intenso, etc.. Se queste condizioni climatiche si prolungassero per un periodo estremamente lungo, tale da poter consentire un processo evolutivo sviluppando quindi forme di adattamento alle mutate condizioni climatiche, quindi permetterebbero la continuità della vita con il mutare anche degli ecosistemi, allora nel corso di questo processo evolutivo molti animali soffrirebbero il cambiamento.

Quindi un mese e mezzo o due mesi di clima torrido e siccitoso non sono sufficienti per alterare le biocenosi, tranne se facciamo riferimento a delle situazioni molto localizzate e di piccola entità.

Un’altra considerazione ci viene spontanea sull’avifauna acquatica in riferimento ai problemi di anossia. Non pare che nelle sopra descritte zone umide (fiumi, laghi, etc.) sia stata rilevata la presenza di alterazioni ambientali dovute alle recenti condizioni climatiche, per  esempio la presenza di pesci morti a causa della carenza di ossigeno, o al parziale o totale collasso delle biocenosi.  Al contrario in alcuni luoghi il lento prosciugamento ha favorito la crescita di microorganismi acquatici ed aerobici, nonché la vegetazione acquatica  sia sommersa che di superficie favorendo la sosta e la nidificazione di rallidi, limicoli ed acquatici in genere .

Non pare inoltre che la nidificazione delle innumerevoli specie di piccoli passeriformi di palude sia stata compromessa, come del resto la nidificazione di piccoli passeriformi insettivori e granivori tipici degli ambienti boschivi montani, collinari, pianeggianti e di macchia mediterranea,  fluviali e ripariali, ma anche tipici della campagna coltivata.

Sarebbe interessante conoscere con dati tecnici/scientifici alla mano, quanti uccelli morti sono stati trovati nelle campagne, boschi, montagne e paludi, morti per mancanza d’acqua e cioè per non aver potuto abbeverarsi/disidratati. Oppure i dati di quanti pulli e cioè nidiate sono andate perse per mancanza d’acqua.

Si fa notare che il periodo riproduttivo per gli uccelli si concentra tra aprile-maggio-giugno, ed alcune specie anche più precoci come alcuni rapaci, alcuni passeriformi insettivori e granivori, alcuni corvidi, alcuni galliformi, ed alcuni uccelli acquatici, inoltre nel mese di luglio gli uccelli con il protrarsi dell’estate e l’aumento della temperatura entrano nella fase della muta. Alcune rare nidificazioni tardive non sono la norma. 

Oppure quanti mammiferi sono stati trovati morti, uccisi dalla impossibilità di abbeverarsi, o quante cucciolate perse e quindi morte per mancanza d’acqua.

Quindi analisi dettagliate sui cadaveri di  animali reperiti in ambiente naturale, questo per capire le cause dei/del decesso. In particolare degli animali ritrovati morti ed inseriti come specie cacciabili.

Per quanto riguarda lo stress causato agli animali, sarebbe interessante conoscere sia a livello qualitativo che quantitativo, quindi il grado di stress e su quali specie. Stress causato da un periodo limitato di mancanza di precipitazioni associato ad un caldo torrido, il che non vuol dire certo irreperibilità di abbeverata o di mancanza di liquidi nel corpo.

Non entriamo nei meriti puramente biologici/fisiologici di ogni specie animale, perché se lo facessimo andremmo a scoprire che moltissime specie animali non specializzati a vivere in ambiente deserticolo, sopravvivono lo stesso con carenza di acqua, assimilando i liquidi necessari direttamente dalle fonti trofiche come altri animali o vegetali.

Ma in ultimo è da specificare, per esempio,  che le specie cacciabili migratrici (acquatici del genere anas, pavoncelle, beccaccini, frullini, beccacce, i turdidi in genere, le allodole, etc.) si riproducono nei quartieri nordici e quindi a latitudini più alte dove tra l’altro il fenomeno siccitoso e caldo torrido  è stato  inesistente.

Pertanto non si ritiene giustificata una proposta di posticipo dell’apertura generale al 1 ottobre ne tanto meno una chiusura generale o limitazioni varie dell’attività venatoria.

In quanto non pare che esistano elementi tecnici e scientifici oggettivi in relazione allo stress degli animali e sembrerebbe che non risultano ritrovamenti di cadaveri di animali che siano deceduti a causa della impossibilità di abbeverarsi, quindi non esistono dati oggettivi su quali  specie e su quanti individui. Si richiede se esistano dati oggettivi su ambienti umidi della Regione Lazio che a causa dell’anossia sia stato accertato il collasso delle biocenosi e quindi di conseguenza anche ritrovamenti di pesci morti ed altri organismi acquatici.

Inoltre si richiede alla Regione Lazio di acquisire tramite le province i dati sui registri carico e scarico degli animali detenuti nei Centri Recupero Fauna Selvatica, animali selvatici trovati e portati ai centri recupero in questi mesi siccitosi e le diagnosi veterinarie accertate e documentate. Dal momento che si è scritto molto sulla fauna sofferente e vagante allo stremo delle forze, molto probabilmente questi centri sono pieni di fauna recuperata con evidenti segni di disidratazione.

La fauna anche con un periodo limitato di caldo torrido e siccitoso non ne risente per i motivi di cui sopra a differenza delle colture agricole che invece ne risentono notevolmente.

 

Stefano De Vita

Componente CTFVR Lazio in rappresentanza Coldiretti Lazio