Prima di scrivere alcune considerazioni in merito all’oggetto dell’artico voglio ricordare questi tre principi riportati qui di seguito:

Sentenza della CORTE dei DIRITTI UMANI di STRASBURGO
n° 9307/07 del 20/01/2011

La Corte dei Diritti Umani Europea di Strasburgo, con sentenza del 20 gennaio 2011 riconosce in maniera esplicita (chiara) il valore ambientale, economico e sociale dell’ attività venatoria. L’ Alta Corte ha concluso che non vi è stata nessuna violazione dei diritti dell’ uomo, che le associazioni venatorie sono istituti di diritto pubblico, a cui spetta il compito di controllo dell’ attività venatoria, per il mantenimento delle popolazioni faunistiche, nell’ interesse generale di tutta la comunità.

Guida alla disciplina della caccia nell’ambito della Direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli Uccelli selvatici, il quale chiarisce: “La Direttiva riconosce pienamente la legittimità della caccia agli uccelli selvatici come forma di sfruttamento sostenibile. La caccia è un’attività in grado di generare importanti ricadute di origine sociale, culturale, economico e ambientale……”.

Legge Regionale del Lazio la 17/95 che recepisce la Legge Quadro 157/92

Art. 6(Attività di ricerca e promozione della conoscenza della fauna e degli habitat)

1. La Regione svolge funzioni di indirizzo e coordinamento nei confronti degli enti locali e degli organismi da essi costituiti e promuove attività di sensibilizzazione avvalendosi della collaborazione e dell’impegno volontario delle organizzazioni professionali agricole, delle associazioni venatorie, delle associazioni di protezione ambientale, nazionalmente riconosciute.

2. La Regione, in collaborazione con gli istituti scientifici e con le autorità scolastiche, promuove iniziative finalizzate a diffondere la conoscenza del patrimonio faunistico e dei metodi per la sua tutela e gestione.

In sostanza la conoscenza e l’informazione della caccia anche nelle scuole.

Voglio fare ora una sostanziale premessa prima di toccare i vari punti che hanno interessato gli ultimi mesi in relazione agli eventi siccitosi. Ormai è ciclico ed in un momento storico di gravissima crisi economica che ha investito tutti a vari livelli, si ritorna ancora a parlare di caccia e purtroppo troppe volte a sproposito ed in modo strumentale. Ci ricordiamo tutti le varie vicende politiche, tavoli di confronto tra le componenti sociali  e discussioni varie legate alle modifiche della 157/92, ma anche riemergere sempre sulla questione in senso generale sulla socialità e utilità della caccia, troppe volte portata avanti ad arte dal politico di turno, o da quel vip, o uomo di cultura o da certa stampa e giornalisti, in pratica chi più ne ha ne metta in un marasma di completa non conoscenza della materia venatoria, il tutto invocando un Europa da rispettare ed equiparando il più delle volte un mondo animale e la gestione faunistica in un surrogato di carattere dysneniano.  Il mio articolo non vuole essere un contributo per cambiare la 157/92 o per più caccia e più specie, questo per evitare facili strumentalizzazioni, ma solo per chiarire che comunque non ci si può prendere in giro. La verità è che la gente non conosce il vero ruolo della caccia e non conosce come si caccia in Italia e nel resto d’Europa e nel mondo, ed aggiungo, che non è vero che la maggioranza degli italiani è contraria, lo ha dimostrato anche il recente sondaggio dell’Astra Ricerche che ci conferma quello da sempre sospettato e cioè che il 55% degli italiani non è contrario alla caccia, ma la maggioranza di chi non è cacciatore non la conosce. Ecco che il ruolo del mondo venatorio associativo che doveva da sempre investire risorse economiche in questo: investire in informazione, cultura e riqualificazione professionale e di immagine del cacciatore e dell’attività venatoria stessa, investire in interventi di tutela e riqualificazione ambientale ai fini dell’incremento della biodiversità,  investire direttamente nella ricerca e nello studio delle specie faunistiche oggetto di prelievo venatorio ai fini di una corretta gestione delle stesse.

L’ attività venatoria oggi non può più essere esercitata senza una profonda conoscenza naturalistica del cacciatore, come non può essere esercitata senza che il prelievo di qualsiasi specie non sia inserito in un concetto generale di conservazione e  di protezione. Prelievo praticabile solo sulla base di precisi elementi conoscitivi dello status e della dinamica delle popolazioni, non solo a livello locale ma più in generale a livello globale della popolazione stessa. L’attività venatoria è ammessa laddove persistono ed interagiscono i concetti di salvaguardia, di mantenimento, di riqualificazione e di miglioramento degli ambienti naturali, in sinergia con dei precisi studi e ricerche scientifiche che saranno poi la base per determinare dei precisi piani di prelievo, prelievi che incideranno  solo sul surplus della popolazione animale interessata. La natura offre risorse rinnovabili e queste risorse sono i frutti da raccogliere senza mai intaccare l’albero. L’attività venatoria non può esistere senza la sinergia del mondo scientifico.

Tranne qualche lodevole iniziativa del mondo associativo venatorio, rimane il fatto che persiste  comunque un vuoto assoluto in particolare proprio nel trasmettere fuori dai nostri confini quei segnali di informazione verso l’opinione pubblica e contestualmente controbattere anche a livello legale ed in modo martellante  ogni attacco strumentale verso la caccia e i cacciatori.

Negli Stati Americani, ma anche da alcuni esempi europei da sempre esistono decine di “scuole di caccia” dove i ragazzi accompagnati dai genitori si avvicinano a questa attività e vengono  formati sotto tutti gli aspetti. Come del resto succede con la pesca ricreativa.

Altro aspetto è l’842 l’articolo del Codice Civile che permette ai cacciatori di esercitare l’attività venatoria nei terreni privati, qualora questi non fossero espressamente vietati. Articolo 842 che alcuni si sono schierati per l’abolizione: politici, vip, giornalisti, uomini di cultura, etc. etc. fino a sfociare ad una proposta di Legge che di fatto modifica la 157/92 sancendo l’abolizione dell’842. Nessuno però è riuscito a controbattere queste proposte che sono formulate a senso unico e dando più volte informazioni errate di come sono realmente le cose nel resto d’Europa e del mondo. In sintesi nei stati europei esistono delle Leggi che regolano il prelievo venatorio e queste oltre al resto delimitano l’arco temporale e le specie oggetto di caccia il tutto recependo le Direttive CEE, detto questo poi nessuno ha mai ricordato a questi signori, che nel resto d’Europa la fauna selvatica è di proprietà del proprietario terriero ed è colui che trae anche reddito dalla vendita/concessione sui prelievi della selvaggina stanziale e migratoria ed il cacciatore in sinergia fruisce e gestisce. Quindi in Europa in linea generale la fauna non è proprietà indisponibile dello Stato come è invece in Italia, quindi una proposta di abolizione dell’842 dovrebbe essere formulata recependo l’Europa e non formularla all’italiana e cioè recepire quello che fa comodo ed escludere quello che non piace. I contrari alla caccia, nei media, sul web, sui giornali, etc. anche in programmi televisivi si sono riempiti la bocca nel rispetto delle Direttive CEE ed enfatizzando questo rispetto parlando a sproposito di caccia nei parchi, caccia per i minori, caccia di notte, caccia a specie protette, etc. etc.  il tutto dando una informazione errata di come stanno veramente le cose. Di fatto in Europa (ma aggiungo in tutto il mondo) si caccia anche nei parchi, ne prendo solo due ad esempio per ovvi motivi di spazio: il Parco  Regionale delle Camargue, tra l’altro SIC-ZPS – Zona Ramsar, ebbene qui dentro il parco la caccia agli uccelli acquatici è fonte importante di reddito degli agricoltori/proprietari terrieri e tradizione; il Parco Regionale del Delta dell’Ebro – SIC-ZPS, etc. anche qui la caccia è anche fonte di reddito e tradizione. Che dire della caccia ai minori, in Europa è permesso ovunque dai 14 ai 16 anni, per non parlare della caccia di notte anche questo è permesso in alcuni Stati, e che dire di alcune specie cacciabili in Europa che da noi sono protette da decenni, e della caccia da natante in movimento  in tutta Europa è permesso, per non parlare poi del controllo delle specie alloctone, opportuniste, invasive che creano problemi sanitari, agricoli e danni alla biodiversità, senza mezzi termini in ottemperanza ai dettami europei si eseguono i controlli e prelievi. In Italia il controllo ed il prelievo alle varie specie opportuniste lo si fa ma quasi sempre con mille intoppi, difficoltà e ricorsi vari. Tutto questo sopra elencato è permesso dalle Direttive CEE, questo per dire che se l’Italia è in Europa e che Europa sia allora.

Arriviamo ora agli eventi siccitosi che l’Italia sta affrontando in questi ultimi mesi, tra l’altro eventi che ad oggi si possono dichiarare chiusi per l’arrivo di perturbazioni che portano pioggia e temporali.

In questi mesi  si sono susseguiti sui media  comunicati e articoli allarmanti sulla fauna ridotta allo stremo delle forze a causa della siccità (quanta gente ha visto le varie specie animali vagare allo stremo delle forze, quindi trascinandosi cercando un goccio d’acqua per sopravvivere!!!!!?????). Si sono accusati anche i cacciatori di appiccare incendi per poi abbattere meglio gli animali che scappano dalle aree incendiate. Contro queste cose in questi mesi non c’è stata nessuna replica da parte di chi dovrebbe tutelare la caccia e i cacciatori, a parte qualche isolato tentativo. Bastava ricordare semplicemente a chi con facile ed anche ridicole, ma comunque estremamente offensive strumentalizzazioni: che i cacciatori (nelle varie associazioni di appartenenza) sono da sempre impegnati nella lotta agli incendi e prevenzione con lavoro volontario fattivo sul campo; che il cacciatore non va a caccia dove l’ambiente è alterato o distrutto totalmente, per il semplice fatto che dove non esiste ambiente la fauna non c’è; che da sempre le normative vietano la caccia nelle aree incendiate.

Bisognerebbe ricordare che la primavera/estate di questo anno non interessata da forti piogge  ha permesso senza problemi la nidificazione ed il successo riproduttivo di molte specie di uccelli cacciabili e protetti. Bisognerebbe ricordare che gli uccelli non sono come gli abitanti delle grandi città dove se l’Ente chiude i rubinetti dell’acqua, i cittadini cominciano a dare i numeri. Gli animali e gli uccelli sanno da sempre dove e come trovare l’acqua ed hanno le capacità fisiche ed istintive per poter tranquillamente sopperire ad un periodo temporaneo di siccità che non vuol dire canali, fossi, fiumi, stagni, paludi e laghi svuotati totalmente di acqua.

Si rimane veramente sconcertati da frasi che coniate ad arte per colpire la sensibilità di un’opinione pubblica, per arrivare allo scopo di combattere la caccia e i cacciatori:……..gli uccelli ridotti allo stremo delle forze…….etc. etc.

Sarebbe interessante conoscere con dati tecnici/scientifici alla mano, quanti uccelli morti sono stati trovati nelle campagne, boschi, montagne e paludi, morti per mancanza d’acqua e cioè per non aver potuto abbeverarsi/disidratati. Oppure i dati di quanti pulli e cioè nidiate sono andate perse per mancanza d’acqua. Oppure quanti mammiferi sono stati trovati morti, uccisi dalla impossibilità di abbeverarsi, o quante cucciolate perse e quindi morte per mancanza d’acqua.

Non entriamo nei meriti puramente biologici/fisiologici di ogni specie animale, perché se lo facessimo andremmo a scoprire che moltissime specie animali non specializzati a vivere in ambiente deserticolo, sopravvivono lo stesso con carenza di acqua, assimilando i liquidi necessari direttamente dalle fonti trofiche come altri animali o vegetali.

Stefano De Vita